CAIRO – Per il sesto venerdì consecutivo i manifestanti hanno invaso piazza Tahrir. Insieme ai festeggiamenti per le annunciate dimissioni dell’ormai ex primo ministro Ahmed Shafiq, molti Egiziani hanno voluto manifestare la loro solidarietà al popolo della Libia. La folla di Piazza Tahrir continua a chiedere l’interruzione della repressione da parte del Colonnello Gheddafi e l’attuazione delle riforme sociali richieste dalla rivoluzione in Egitto. Fra le altre richieste, i manifestanti promettono in coro di “portare il conto” a Mubarak, alludendo così alla notizia riportata da alcune agenzie come la globalpost, secondo Mubarak sarebbe “l’uomo più ricco del mondo”, con un tesoro intorno ai 70 miliardi di dollari.

Con un intervento a sorpresa, il neo-nominato Primo Ministro Essam Sharaf ha visitato piazza Tahrir, prendendo in mano il microfono davanti alla folla in quel che è stato definito dal quotidiano locale Bikya Masr “un altro momento storico per l’Egitto”. Ex ministro dei Trasporti del governo Mubarak e Professore di Ingegneria all’Università Americana del Cairo, Essam Sharaf ha dichiarato ai manifestanti che il suo gabinetto tenterà di esaudire le richieste della rivoluzione. Ha poi rassicurato la folla che “se voi mi volete, starò al mio posto, se voi non mi volete, scenderò di nuovo tra di voi”. Nato e cresciuto nel quartiere popolare di Giza e forte oppositore delle politiche filo-israeliane dell’ex presidente Mubarak, Sharaf è comunque una figura sconosciuta ai più, e la sua nomina ha ricevuto finora soltanto un tiepido benvenuto. Terminando il suo discorso, il nuovo Primo Ministro si è unito ai canti della folla: “Tieni alta la tua testa, sei un Egiziano”.

Il prossimo venerdì continueranno le manifestazioni a PIazza Tahrir, nonostante l’opposizione di alcuni manifestanti. Per molti le dimissioni dell’ex Primo Ministro Ahmed Shafiq, unico uomo politico dell’era Mubarak superstite al governo, rappresentano il raggiungimento degli obiettivi della rivoluzione, e chiedono l’interruzione delle manifestazioni. A questi si aggiungono le voci degli albergatori ed operatori turistici. Il nostro Ambasciatore al Cairo Claudio Pacifico abbia comunicato che i viaggi turistici dall’Italia all’Egitto riprenderanno normalmente il 5 marzo. Ma la maggior parte degli hotel del Cairo è vuota e l’industria turistica nazionale sta affrontando perdite gravi.

Ma l’importanza di Midan Tahrir non sta solo nell’accogliere le folle di manifestanti nei venerdì di preghiera. Quella che fino a poco più di un mese fa era una delle piazze più trafficate del Cairo, si è trasformata in un luogo di dibattito e di festa, dove ogni giorno ci si riunisce, a ogni ora, per discutere del presente e del futuro dell’Egitto. “Quel che è passato è passato”, dice Hossam, uno dei ragazzi che incontro in una tenda di Piazza Tahrir, tirata su come molte altre sull’aiuola al centro della piazza. “Ora dobbiamo pensare al nostro futuro, ai figli e alle figlie dell’Egitto”. Si discute di arte, ma c’è chi pensa che prima bisogna risolvere problematiche più importanti, come l’economia. E la disoccupazione, che in Egitto si aggira intorno al 12% della popolazione. “Dobbiamo rimanere in piazza”, sostiene Israa, laureata in Turismo e rimasta senza lavoro per colpa della crisi. “Rimarremo senza stipendio per un pò, ma faremo mettere in atto le nostre richieste”.

“Ma la gente pensa che siamo tutti criminali” dice Ahmed, avvocato sulla quarantina, riferendosi all’invasione di baltagiin (i bravi, i ladri) in seguito all’apertura delle prigioni probabilmente ordinata dall’allora ministro degli Interni, Habib el-Adly. Una delle problematiche più sentite infatti, è la pressoché totale mancanza di copertura mediatica, e quella che viene descritta come una distorsione dei fatti da parte di diverse emittenti televisive arabe. Per questo motivo oggi, appesi in piazza c’erano i volti di 20 giornalisti accusati di mentire per il governo. Poi è arrivata la notizia, poi smentita, che la celebre conduttrice americana Oprah Winfrey avrebbe condotto un programma direttamente dalla piazza. “Non abbiamo bisogno di lei (Oprah ndr.) né di Barack Obama per sapere che siamo tutti brava gente”.

Ciò nonostante, il messaggio della piazza è chiaro: la rivoluzione riguarda tutti e beneficerà tutti. E tutti gli egiziani sono Ibn al-Balad, figli della patria. A conferma di ciò, giovedì sera l’imam Ragab e un curiato del Armeno Cattolico in Egitto hanno tenuto un comizio congiunto davanti alla folla radunata in piazza. Mentre si scambiavano segni di reciproca riconoscenza, le parole del prete e dell’imam erano appena comprensibili sotto il canto assordante della folla. “Muslim, Massihi, iid wahda!”, Mussulmani, Cristiani, un’unica mano.

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